Il titolare di una tabaccheria intende redistribuire gli utili dell’attività. Considerato che i Monopoli non concedono la licenza alle società, opta per una associazione in partecipazione.
Se l’apporto fornito dall’associante è costituito esclusivamente da lavoro, gli utili derivanti formano reddito da lavoro autonomo.
Nel caso di specie la associazione in partecipazione avverrebbe tra nipote (associante) e zia (associata), moglie dello zio della titolare.
Si chiede se la quota di utile corrisposto dal titolare risulterà deducibile.

Risposta
La questione delle indeducibilità del compenso corrisposto all’associato deriva dall’art. 60 Tuir, il quale considera indeducibili i compensi per l’attività lavorativa corrisposti ai familiari di cui all’art. 5 Tuir (cioè quelli che possono costituirsi in impresa familiare) che non derivino da attività di lavoro autonomo di natura professionale (es: la parcella della moglie avvocato dell’imprenditore è deducibile).
Dunque il problema riguarda il compenso attribuito dalla nipote alla zia.
Come noto gli zii (fratelli del padre o della madre) sono parenti di 3° grado; tuttavia nel caso di specie si tratta della moglie dello zio, e pertanto si esula da tale grado di parentela (gli affini di 3° grado risultano esclusi dall’impresa familiare).
Ciò comporterà la deducibilità del compenso corrisposto dalla nipote all’azienda.

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