Con la parola commercio si comprendono più attività che riguardano sia l’acquisto di merci per la rivendita, sia l’acquisto di prodotti alimentari per la preparazione e distribuzione. Oggi vediamo quali sono gli adempimenti burocratici per aprire un’attività commerciale e sopratutto quali sono i requisiti richiesti.
L’accesso e l’esercizio di queste attività sono sempre stati sottoposti dalla legge a vincoli più o meno intensi e il controllo è stato affidato in generale alle Regioni e ai Comuni e un tempo anche alle Questure.

I vincoli sono di due tipi:
– le persone e le società titolari di queste attività devono avere sempre alcuni requisiti personali: quelli di onorabilità (o morali) e i requisiti professionali (con l’esclusione di chi opera nel settore non alimentare);
– le attività devono essere iniziate in locali idonei e in alcuni casi solo in determinate zone del Comune e per determinate specializzazioni solo rispettando un limite al numero degli esercizi.
Due le leggi fondamentali, aggiornate più volte, che regolano il commercio: la legge 114/1998 (riforma Bersani) e il decreto 59/2010 (direttiva Bolkestein che attua indicazioni europee).

Dal 2010 le regole per il commercio sono state semplificate, eliminando per alcune attività i requisiti professionali e soprattutto abbreviando le procedure per iniziare una attività: nella maggioranza dei casi si utilizza la Scia (Segnalazione certificata di inizio attività).
Non è però corretto affermare che alcune attività sono state liberalizzate. Questo termine si applica solo alle attività il cui inizio non dipende da requisiti personali o limitazioni numeriche. Nessuna attività commerciale ha queste caratteristiche; tutte rientrano tra le attività regolamentate o vincolate.
Proviamo a tracciare le prime domande per chi si mette in proprio.

Requisiti per aprire un’attività commerciale

requisiti-per-aprire-unattivita-commercialeQuale tipo di attività interessa? Nel caso del commercio in quale settore merceologico e all’interno dello stesso per quale categoria di prodotti: formaggi, profumeria? E nella somministrazione in quale tipologia di servizio: bar, pizzeria?
– Il titolare dell’attività (o dell’impresa o dell’azienda) sarà una persona fisica (impresa individuale) o una società?
– Oltre ai requisiti di onorabilità sono previsti requisiti professionali?
– Sono previsti limiti numerici e ubicazionali per aprire l’attività?
– Quali sono gli adempimenti burocratici per aprire e quali i tempi di attesa? Occorre una autorizzazione preventiva o si invia la Scia?

Ma queste sono solo le domande iniziali e forse quelle meno complesse perché occorre subito cercare le corrette informazioni sugli adempimenti in tema di tributi, previdenza, contabilità, sanità, ambiente.
Le regole e i vincoli sono spesso ambigui, complicati e l’interpretazione e applicazione nelle Regioni e Comuni non è uniforme. Per il cittadino e l’imprenditore i rischi di errori e omissioni sono elevati perché in molte procedure devono autocertificare i requisiti personali e dell’azienda, con possibilità di indicare fatti non veri.
Prima di presentare la domanda di autorizzazione o la Scia occorre assumere informazioni presso il Comune e/o farsi assistere da esperti come associazioni di categoria e professionisti.

Le attività commerciali
Le attività commerciali più diffuse sono:
– il commercio al dettaglio (o al minuto) in sede fissa (su area privata);
– il commercio al dettaglio su aree pubbliche (o ambulante);
– il commercio al dettaglio tramite forme speciali (tra le più diffuse: quelle per televisione, con apparecchi automatici, il commercio elettronico);
– il commercio all’ingrosso;
– la somministrazione di alimenti e bevande in sede fissa;
– la somministrazione di alimenti e bevande su aree pubbliche.

I settori merceologici del commercio
Il commerciante sia in sede fissa che su aree pubbliche non è obbligato a specificare la categoria di prodotti che intende vendere, ma solo il settore, alimentare o non alimentare, cui appartiene il prodotto.
Quindi (ad esempio) può iniziare in un locale un’attività di vendita di formaggi ma poi sostituirla con la vendita di ortofrutta senza alcuna formalità; chi inizia a vendere biancheria intima può poi passare alla profumeria.
La sostituzione o l’aggiunta dell’altro settore comporta invece una nuova procedura di avvio.
Regole specifiche si applicano al commercio
di prodotti particolari come i medicinali da banco (parafarmacie), i giornali e le riviste, i tabacchi, tutti i medicinali (farmacie).

Le specializzazioni della somministrazione
Accanto a quelle tradizionali: bar, ristoranti, trattorie, pizzerie sono sempre più diffuse nuove tipologie che rispondono alle esigenze e aspirazioni dei consumatori come i bar con tavola calda e fredda.
Tutte rientrano nella definizione di somministrazione ma in pratica l’interessato può esercitare solo le tipologie consentite dai requisiti edilizi e igienico sanitari dei locali e dalle attrezzature installate che sono fissati dai Comuni per ciascuna tipologia.

I requisiti personali per il commercio
Per esercitare qualsiasi tipo di commercio occorrono sempre i requisiti di onorabilità e, solo se si vendono prodotti del settore alimentare, occorrono anche i requisiti professionali (art. 71 decreto 59/2010).

Requisiti di onorabilità
Il commercio è impedito a chi è stato condannato (salvo sia stato riabilitato) tra l’altro per i delitti che prevedono la detenzione non inferiore a tre anni; per frode in commercio; per ricettazione e usura; per reati contro l’igiene e la sanità pubblica; per frode nella preparazione di alimenti, e a chi è stato sottoposto alle misure delle leggi antimafia.

Requisiti professionali
Per il commercio del settore alimentare occorre avere almeno uno dei seguenti requisiti:
– avere frequentato con esito positivo un corso per il commercio o somministrazione riconosciuto dalle Regioni
– avere un diploma o laurea ottenuto in un corso che prevede materie attinenti al commercio e alla somministrazione
– essere stato titolare di attività di commercio di alimentari o somministrazione per almeno due anni nel quinquennio precedente
– aver operato come dipendente qualificato o familiare collaboratore per il suddetto periodo in aziende del settore alimentare o nella somministrazione essere stato iscritto nel Registro esercenti il
commercio (Rec) da anni soppresso.

Requisiti di onorabilità per la somministrazione
Sono più severi di quelli previsti per il commercio perché a questi si aggiungono le condanne per reati contro la morale pubblica, la prevenzione dell’alcolismo e degli stupefacenti e quelli in materia di giochi. Si applicano anche i divieti posti dalla legge del 1931 sulla pubblica sicurezza.

Requisiti professionali per la somministrazione
Si applicano quelli previsti per il commercio del settore alimentare, sopra elencati.
I requisiti dell’ubicazione e dei locali Spesso l’inizio dell’attività è impedito dal fatto che il locale non è conforme alle norme urbanistiche, (è in una zona in cui non è ammessa la destinazione commerciale) e quelle edilizie, igienico-sanitarie, di sicurezza e prevenzione incendi.
Per le attività di somministrazione sono anche determinanti le norme sull’ambiente (inquinamento acustico, smaltimento rifiuti) e quelle sulla sorvegliabilità dei locali.
L’interessato dovrà necessariamente far verificare le condizioni da un tecnico.

Le persone obbligate ai requisiti di onorabilità
I requisiti di onorabilità devono essere posseduti:
– nelle imprese individuali, dal titolare e dagli eventuali preposti
– nelle società occorre distinguere tra:
– società in nome collettivo (snc): tutti i soci
– società in accomandita semplice (sas): solo i soci accomandatari
– società a responsabilità limitata (srl) e società per azioni (spa): i legali rappresentanti e gli amministratori; il socio unico; il socio di maggioranza se la società ha non più di quattro soci; i membri del collegio sindacale
– i preposti delle società.

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