accordo italia svizzeraFabrizio Saccomanni, ministro dell’Economia e delle Finanze, insieme alla svizzera Eveline Widmer-Schlumpf, consigliera federale, ha auspicato la conclusione dell’accordo sul fisco con la Svizzera per il mese di maggio, mese in cui Giorgio Napolitano si recherà in visita in Svizzera. Perché si vuole dare seguito all’accordo? In pratica, ciò che si vuole ottenere non è altro che il rientro nell’ambito della tassazione italiana, dei capitali esportati in maniera illegale all’estero, in particolare nelle banche che si trovano all’interno del territorio della Confederazione elvetica.

Per adesso, si parla di circa 120-180 miliardi di euro che hanno valicato i confini italiani senza far lasciare nessuna traccia di sé dal punto di vista fiscale. È la stessa Confederazione elvetica che ha manifestato l’intenzione di voler cambiare politica dal momento che anche con altri Paesi dell’Unione Europea sono stati avviati mediante accordi non dissimili a quello che si dovrebbe concludere con il Bel Paese a maggio.

Ad ogni modo, il nostro ministro Saccomanni ha tenuto a ribadire che l’Italia non intende prevedere forme di anonimato all’interno del proprio regime come anche forme di riduzione delle sanzioni differenti da quelle stabilite dalla legge. Non ci saranno accordi più favorevoli rispetto alle norme nazionali. Allo stato delle cose, quindi, coloro che posseggono capitali in Svizzera che ormai le cose stanno cambiando, stanno scomparendo cioè i Paesi che garantiscono l’anonimato. In altre parole, color che evadono le tasse e che non mettono in ordine i conti con il proprio paese d’origine sono schedati.

Va detto, comunque, che dal canto suo, l’Italia a solo da guadagnare, la Svizzera, invece, potrebbe andare incontro a perdite di denaro nel caso in cui l’accordo dovesse andare in porto. Questi timori in effetti non sono del tutto infondati in quanto una volta che la Confederazione elvetica desse corso e sottoscrivesse il protocollo con il nostro paese, potrebbe accadere che un certo numero di capitali lascino gli istituti di credito svizzeri alla ricerca di altri paesi che possano dare loro maggiori garanzie dal punto di vista fiscale.

Nonostante questo, la Svizzera non è nelle condizioni di poter tergiversare sull’argomento dal momento che ha intenzione di uscire in breve tempo dalla black-list dei paesi, a livello internazionale, che esercitano una concorrenza sleale sull’Italia dal punto di vista fiscale, per timore di future ed eventuali penalizzazioni. Ciò detto non resta altro da fare che attendere maggio per conoscere ulteriori novità e per giungere alla stipulazione dell’accordo in questione.