Dichiarazione precompilata pronta al debutto ma ancora con qualche ostacolo da superare. Alla corsa contro il tempo di case produttrici di software, imprese e professionisti per garantire la trasmissione dei dati sulla certificazione unica dei redditi, si aggiunge anche il nodo della privacy legato al fatto che più Caf o intermediari abilitati possano essere di ciascun contribuente. E dunque con il rischio di un proliferare di dichiarazione dei redditi in giro per tutta l’Italia. Mentre sembrano meno problematiche le conseguenze dello slittamento dal 31 gennaio al 30 settembre della relazione tecnica sui requisiti e l’organizzazione dei Caf, disposto da un emendamento al Dl mille proroghe.
Il primo tassello per far partire l’operazione precompilata è la comunicazione dei dati sui redditi dei 20 milioni, tra dipendenti e pensionati, che saranno interessati. Giovedì le Entrate hanno messo a disposizione il software per poter consentire la consegna della documentazione al contribuente entro fine mese e l’invio telematico della certificazione al fisco entro il prossimo 7 marzo. In realtà si tratta di un programma che riguarderà i sostituti d’imposta meno strutturati, cioè chi ha pochissimi dipendenti o compensi erogati. I grandi sostituti usano, invece, programmi gestionali che richiedono un aggiornamento per consentire di pescare i dati utili alla certificazione dei redditi. A complicare il compito dei sostituti d’imposta c’è anche l’obbligo di comunicare i compensi di lavoro autonomo. Un’informazione che serve per dotare la dichiarazione precompilata anche dei redditi di lavoro occasionale oltre a quelli di lavoro dipendente o pensione.
A questo poi si aggiunge poi la questione della privacy che dovrà essere risolto in tempi brevi. La possibilità concessa al contribuente di consultare la precompilata anche presso più Caf e intermediari potrebbe creare un rischio di accessi indebiti a dati sensibili come quelli sui redditi. Naturalmente, l’accesso sarà possibile solo dietro delega scritta e accompagnata da un documento del contribuente che il Caf o intermediario devono acquisire. Ecco perché il garante della privacy potrebbe volerci vedere chiaro e formulare osservazioni per chiedere alle Entrate di fissare ulteriori cautele. Una soluzione, non troppo gradita ai Caf, potrebbe essere quella di legare l’accesso al codice della tessera sanitaria che è composto di venti cifre ed non è facilmente calcolabile come è di fatto oggi il codice fiscale.

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